I meccanismi della tensione: Riccardo Scamarcio, Miriam Leone e Stefano Mordini parlano de Il testimone invisibile

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I meccanismi della tensione: Riccardo Scamarcio, Miriam Leone e Stefano Mordini parlano de Il testimone invisibile

Un giallo italiano a Natale, a scontrarsi con le solite commedie e il cinema americano. Stefano Mordini e Riccardo Scamarcio spingono ancora più verso il noir la loro collaborazione nata con Pericle il nero. Il testimone invisibile prende spunto da un thriller spagnolo, Contratiempo, e racconta di Adriano Doria (Riccardo Scamarcio), imprenditore milanese di grande successo, che si risveglia in una camera d’albergo chiusa dall’interno accanto al corpo senza vita dell’amante Laura (Miriam Leone). Viene accusato d’omicidio, ma si proclama innocente. Nel film lo vediamo rievocare la vicenda a casa sua, mentre si trova agli arresti domiciliari preparando la difesa con la sua arcigna penalista (Maria Paiato).

Verità, attenzione ai dettagli, un incidente in macchina, in montagna, che ha coinvolto, oltre ai due, un giovane del luogo. Sono tante le piste e contropiste che Mordini si diverte a lasciare e a far intuire, in un’atmosfera elegante che richiama il giallo classico; perché no, anche quello hitchcockiano. Lo dice con timidezza, quasi non volendo osare, anche il regista. “I riferimenti sono al noir classico americano, più che a quello europeo di impronta melvilliana. L’eleganza del racconto di Hitchcock è stata per noi un riferimento, non abbiamo fatto molti tagli, ma siamo stati ben attenti a ricostruire una geometria che trasmettesse eleganza. Tutti i personaggi interpretano una parte diversa da loro stessi, ognuno di loro nasconde qualcosa rispetto al proprio personaggio. Nel farlo ci siamo divertiti, sviluppando questo testo da camera. Rispetto al film originale abbiamo riproposto il plot lavorando sulla messa in scena di elementi chiave come la casa e il bosco. Abbiamo enfatizzato alcuni elementi, come l’hotel in alta quota, per adattarlo all’Italia. Era la prima volta per me, e ho trovato l’esperienza molto interessante, l’ho approcciata studiando molto, con una forma di rispetto e umiltà. Talvolta ne abbiamo attinto, altre volte mi piaceva sentirmi libero di sfuggirne”.

“Il mio personaggio è una vittima”, dice Riccardo Scamarcio. “Mi piace il noir, così come mi fido delle persone con cui abbiamo lavorato, a partire da Mordini. La fiducia è cruciale per un attore, per mettere in scena qualcosa di vero e autentico. Con l’età non sei più disposto a trovarti in situazioni d’arrembaggio, in cui non ti capisci col regista, mentre qui l’ambiente era adatto per potermi esprimere. Abbiamo portato in scena dei personaggi con una frequenza precisa, tipica del genere, con i meccanismi del giallo classico in un rigore formale che ha coinvolto anche noi attori. Non c’è salvezza senza sofferenza, viene detto nel film. Devo dire che il tempo compresso in cui abbiamo girato, in totale sei settimane, ha aiutato l’intensità del lavoro. In particolare, la sfida di intelligenza con cui ricostruisco insieme alla penalista Maria Paiato la storia, in cui mi mette alle corde, l’abbiamo girata in soli cinque giorni. È stato intensissimo e credo abbia aiutato a entrare nel loop, in quei personaggi.” 

Miriam Leone rievoca con un sorriso lo spirito molto collaborativo sul set, “loro due poi sono inseparabili, è stato un privilegio entrare in questa coppia artistica. Sono felice e onorata di aver lavorato con un cast straordinario, il bosco del Trentino ci ha uniti, mentre Stefano ci ha diretti nel dettaglio, fino al tempo della battuta, nelle luci e ombre di questa storia. La bellezza di interpretare questo personaggio è stata poter scomporre quello che di solito non trovi in una persona sola, mettere un filo di luce nell’ombra e viceversa, conducendo alla fine fino alla verità. Abbiamo seguito un equilibrio, lungo una linea sottile. Io e Adriano, Riccardo Scamarcio, siamo le due facce fin dall’inizio: lui la vita e io la morte, che viene rievocata da lui, viviamo in un’ipotesi e nella verità. Ma è bene che lo spettatore non sappia nulla, se non che è una storia che ti tiene aggrappata alla poltrona dal primo all’ultimo minuto. Pur avendolo studiato virgola per virgola, quando l’ho visto finito sono rimasta sorpresa”.

Infine diamo spazio a Maria Paiato, protagonista di un’interpretazione davvero ottima. Il suo personaggio non è simpatico, anzi. “Il suggerimento di Stefano Mordini è stata da subito lo stesso: deve essere antipatica, dall’approccio scostante e sprezzante, funzionale al fatto che in alcuni momenti ha piccole crepe misteriose. È un’avvocato potentissimo e bravissimo, che porta nella storia energia funzionale alla ricerca della verità. Stefano mi è sempre stato addosso, non mi mollato mai, a costo di crearmi qualche giusta paura. Mi sono sentita molto accudita, sono una soldatessa e non ho timore di queste cose, le apprezzo”.

Il testimone invisibile uscirà nelle sale il prossimo 13 dicembre, distribuito da Warner Italia.



Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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