Hunter Killer Recensione

Titolo originale: Hunter Killer

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Hunter Killer: recensione dell'action sottomarino con Gerard Butler e Gary Oldman

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Hunter Killer: recensione dell'action sottomarino con Gerard Butler e Gary Oldman

Il ritorno negli abissi, rigorosamente chiusi nelle claustrofobiche plance dei sottomarini, sembra un trend di questi mesi. Come al solito, spinti da qualche forza misteriosa, magari lo spirito del tempo, si creano dei filoni di film dall’ambientazione simile. Dopo Kursk, di produzione europea, tocca ora a Hunter Killer, un film interpretato e prodotto da Gerard Butler, che si ispira a un filone di narrativa di guerra molto popolare nelle librerie anglosassoni. Una storia granitica di onore, rispetto fra potenziali nemici, che sembra cristallizzata negli anni della guerra fredda, ma viene attualizzata a oggi, senza neanche un grande sforzo. Siamo nel Mar Glaciale Artico, e qui la temperatura dello studio reciproco fra forze navali americane e russe non è molto diversa rispetto agli anni dell’escalation nucleare. Il titolo rimanda al nome dato alle “navi da guerra, soprattutto sottomarini, attrezzate per localizzare e distruggere le navi nemiche, in particolare gli altri sottomarini.” 

Un continuo inseguirsi, una caccia al gatto e al topo, dei wargames che improvvisamente diventano ben poco virtuali quando, prima un sottomarino russo, poi subito dopo uno americano che lo stava pedinando, vengono distrutti da misteriosi missili. Se le tensioni geopolitiche dovrebbero essere minori rispetto al secolo scorso, la tecnologia di questi angusti squali delle profondità li rende ancora più pericolosi, specie se armati di missili nucleari. Il capitano Joe Glass (Gerard Butler) viene incaricato di spingersi con il suo sottomarino - il primo suo comando - dalla Scozia al Mare di Barents, dove scoprirà come sia in corso un segreto colpo di stato militare russo. A quel punto avrà bisogno della collaborazione delle forze speciali Navy SEALs, oltre che dei russi ‘buoni’, per sventare una minaccia concreta alla pace mondiale, con tanto di rischio di Terza guerra mondiale.

Una dinamica d’ordinanza per il genere, che oggi cerca di cavalcare il fascino vintage del recupero degli anni Ottanta, con una certa perversione qui inteso anche come nostalgia della guerra fredda. Ricorda le atmosfere di Caccia a ottobre rosso o dell’ottimo U-Boot 96, senza però riuscire a sfiorarne la tensione, arrivando a molti anni di distanza e senza alcuna rielaborazione, né narrativa né tantomento formale, che possa dare nuova linfa e freschezza a un film che suona polverosamente già visto, dalla prima all’ultima inquadratura. 

Rompere le regole per un bene superiore, a costo di riconoscere in alcuni teorici nemici degli alleati. Niente di nuovo, è un plot che piacerà agli amanti del genere; però un action come questo non può peccare nella costruzione della tensione, risultare svogliatamente digitale, senza una muscolarità analogica che faccia percepire la puzza di benzina, olio e sudore. Rimangono dialoghi pomposi, grugni costanti e la sensazione di bravi attori che interpretano degli stereotipi, più che dei personaggi. Dallo stesso Butler a Gary Oldman, da Toby Stephens al compianto Michael Nyqvist: dopo Kursk un altro film postumo sottomarino per l’attore della serie originale di Millennium.

Hunter Killer
Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Mauro Donzelli
  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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